cd retriever

La scuola " gentile ", la scuola dei " duri " e la via di mezzo.

Seconda parte: "L'apprendimento e la gerarchia"

I metodi coercitivi nell' addestramento.


L’addestratrice svizzera educa con grandissima sensibilità e dolcezza una razza rara e davvero impegnativa: il Norsk Elghund.L’esercizio di Obedience è la condotta senza guinzaglio. Anche l’Obedience, come l’Agility, ha contribuito alla diffusione dei metodi di educazione dolce.

Nell’Obedience è compito dei giudici premiare i cani che dimostrano più entusiasmo nell’esecuzione degli esercizi.
Nell’Agility questo è garantito dal fattore tempo: è impossibile costringere un cane a correre più forte!

LA SCUOLA GENTILE


La scuola “gentile” è nata circa 20 anni fa negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Con la diffusione delle gare di sola obbedienza e più tardi dell’Agility, tutte le razze hanno avuto accesso ai campi di addestramento. Prima erano riservati alle razze da utilità: Pastore Tedesco, Dobermann, Boxer, Rottweiler e così via. Inoltre sono stati ammessi anche i cuccioli.

Questo ha portato a un forte cambiamento nell’approccio all’addestramento. Non si trattava di ottenere dei risultati con qualunque sistema. O di ottenerli in fretta. Si trattava di educare e addestrare il cane di casa, il cucciolo.

Si è cominciato a usare di più i premi. E di meno le punizioni. Finché qualcuno non ha cominciato a credere che per imparare sono più importanti i premi. E molto meno le punizioni.

L’apprendimento passa attraverso diversi stadi: la motivazione, il rinforzo, il condizionamento selettivo.
Il cane è libero di interagire con l’uomo e l’ambiente, e di scegliere la risposta che di volta in volta risulta più vantaggiosa.

La nuova filosofia è: premiare il comportamento gradito, e ignorare il comportamento sgradito. Il cane impara a riconoscere e preferire alcuni comportamenti, e quindi ad associarli a un comando.

LA SCUOLA DEI " DURI ".

Non è sempre facile riuscire a capire se il cane è stato addestrato con metodi coercitivi.

Il cane può sembrare a suo agio, persino allegro. A volte questo atteggiamento eccitato è un segno di stress: il cane ansima a bocca esageratamente aperta anche a “freddo”, reagisce in modo esagerato ai gesti del conduttore, ha movimenti anomali, manca di iniziativa, salta addosso al conduttore, abbaia.

Il Malinois impegnato in una prova di lavoro reagisce all’atteggiamento severo del conduttore con una postura di sottomissione e di auto-difesa: incassa la testa, piega le zampe e chiude gli occhi.

Anche nei campi di addestramento da utilità, dove gli allievi continuavano ad essere cani di grande taglia, selezionati per le prove di difesa, si cominciava a parlare di motivazione. Il cane non doveva solo eseguire un esercizio, doveva essere (o quantomeno sembrare) contento di eseguirlo.

In gara venivano premiati i più veloci e brillanti. Comparivano le prime palline, i primi bocconcini, le carezze di premio. Queste tecniche, non hanno però mai soppiantato i metodi coercitivi. Si continua a punire il cane perché non esegue l’esercizio richiesto, o non lo esegue nel modo richiesto. Il cane DEVE obbedire.

L’apprendimento passa attraverso due fasi: l’impostazione (spesso breve e non sempre gentile) e la fase di “correzione”: il cane viene punito ogni volta che sbaglia. Viene anche premiato quando esegue nel modo corretto (da qui la vecchia teoria del premio/punizione).

La filosofia tradizionale è: mettere il cane in condizione di non poter fare altro che quello che gli viene richiesto. Punirlo quando sbaglia finché non impara che l’unico modo per evitare la punizione è obbedire.

LA VIA DI MEZZO

Chi adotta la via di mezzo conosce i vantaggi di un approccio gentile. Ma è convinto di non poter ottenere obbedienza senza una prova di forza, una correzione, la sottomissione del cane. Tende quindi a confondere due aspetti ben distinti del rapporto con il cane: l’apprendimento e la gerarchia. La filosofia della via di mezzo è: vanno bene i metodi “gentili” e la motivazione, ma prima o poi è sempre necessario ricorrere alla forza e alla dominanza, ai metodi coercitivi (articolo di approfondimento).

La conduttrice esprime tutto il suo disagio: sgrida il Groenandel che si blocca nello slalom di Agility. Il cane esprime il suo disagio bloccandosi nello slalom. Essere sgridato non aumenterà la sua voglia di Agility….Anche chi ha le migliori intenzioni può cadere nella trappola del convincere/costringere. Costringere un cane è infatti la via più breve per ottenere un risultato. E’ anche un modo per sfogare tensioni accumulate, inesperienza, incapacità di controllare il cane e di vivere l’addestramento senza stress emotivi.
Una buona regola è quella di ogni sport: riuscire ad essere allo stesso tempo concentrati e rilassati.