problema comportamento cane Lucky è un cucciolo di 4 mesi, è stato adottato in canile. E’ impaurito e rabbioso, verso tutto e tutti. Si sdraia davanti ai piedi dei suoi compagni umani, pronto a attaccare chiunque si avvicini. Il mio primo pensiero, quando lo incontro, è che si sta assumendo una responsabilità troppo grande: controllare i proprietari e tutto quanto ha intorno.
La prima strategia che scelgo di utilizzare, è togliergli proprio la responsabilità del controllo. Lucky deve capire che sono le persone che ama, e di cui si fida, che lo proteggeranno e sceglieranno per lui le situazioni e i comportamenti migliori.
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Libero di controllare?

Rivedo Lucky poco più di un mese dopo. E scelgo di cambiare completamente strategia. I proprietari mi ascoltano attenti. Ma in realtà non so spiegare le ragioni del cambio di direzione. La nuova strategia è lasciare che Lucky controlli la situazione, anche quando manifesta aggressività verso cani e persone, costruendo però situazioni in cui non ha bisogno di controllare per sentirsi sicuro, o può controllare usando solo lo sguardo e comportamenti di comunicazione.
Quando lo rivedo per la terza volta, non è un altro cane. E’ sempre Lucky, ma c’è stato un netto miglioramento. Comunica meglio con i cani (grazie anche all’aiuto di Molly e Marina!), si muove con maggiore sicurezza in mezzo alle persone, e sono rari i momenti in cui cede ancora alle emozioni, e manifesta paura o aggressività.

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Il controllo sociale

Lucky ha dato vita a un lungo ragionamento sul controllo: quanto è necessario e efficace da parte nostra controllare i cani? Il controllo aiuta i cani o può danneggiare il loro benessere? Rimango dell’idea che un proprietario dovrebbe essere in grado di esercitare controllo sul proprio cane: richiamare il proprio cane, fermarlo, togliergli qualcosa di bocca, tenerlo durante una medicazione...
Il controllo però deve nascere non dalla forza fisica e dalla paura, ma dal rapporto. Il controllo, se c’è, è sociale: dipende da quanto il cane si fida e si affida a noi, e da quanto siamo in grado di farci ascoltare e influenzare il suo comportamento attraverso la comunicazione sociale. L’uso di strumenti fisici (collari vari, guinzaglio, museruola...), indica una mancanza di controllo sociale.

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Libertà = competenze

Agli estremi opposti del controllo ci sono le competenze. Sviluppare le competenze emotive, mentali e sociali del cane significa dare al cane gli strumenti (e la responsabilità) di scegliere autonomamente quale comportamento esibire nelle diverse situazioni.
Se il cane si comporta “male”, invece di attirare la sua attenzione su di me, o di inibirlo, gli darò la possibilità di imparare altre strategie e comportamenti, ma sarà una scelta del cane fare altro (questa è la mia filosofia in molti dei comportamenti che di solito sono gestiti con il controllo, come tirare al guinzaglio, riportare e lasciare un giocattolo...).

La strategia migliore...

Controllo verso autonomia... qual è la strada migliore? Nel caso di Lucky la seconda strategia ha permesso di aumentare la sua confidenza in se stesso, incentivare la comunicazione, far crescere la sua fiducia negli altri. Il controllo rischiava di farlo chiudere in se stesso, e renderlo eccessivamente dipendente dai proprietari. In linea generale è preferibile dare al cane libertà nelle situazioni in cui è in grado di fare la scelta corretta, o in situazioni costruite per sviluppare le sue competenze, e ridurre i livelli di insicurezza, ansia, stress e paura. Il controllo sociale dovrebbe essere il prodotto di un rapporto equilibrato e completo, e dovrebbe essere utilizzato solo quando il cane non è in grado di fare la scelta giusta, con consapevolezza e sempre a tutela del benessere del cane.

 

Testo Alexa Capra

Fotografie Daniele Robotti

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