educazione cucciolo

 

Due cani giocano insieme, i proprietari chiacchierano lanciando uno sguardo ogni tanto.
Due cani giocano insieme: un gruppo di persone li osserva, cercando di capire cosa si dicono, il loro comportamento, le loro personalità...
Da dove cominciare?

osservare cane

Primo passo: cominciare da zero

Nel 2004 l’Enpa mi ha affidato il progetto Ex-combattenti: un gruppo di pit bull sequestrati al mondo dei combattimenti che dovevano essere riabilitati e, se possibile, dati in adozione. Valutare cani per me è una grande responsabilità: la valutazione può cambiare la vita del cane. La mia scarna esperienza con la razza, i molti libri, tutto ciò che si dice e si pensa sui pit bull.
Ho deciso di ignorare tutto e di cominciare da zero: “non so niente di questi cani, non so niente di reale sulla razza”. Ho cominciato a valutare i cani con una batteria di test, a confrontare le risposte dei pit bull a quelle di cani “non pit bull”, a osservare i cani durante le sessioni di riabilitazione, in box, nella gestione quotidiana. Questa esperienza ha formato la mia struttura di lavoro: il primo passo quando si vuole conoscere è azzerare tutto. E ripartire da lì, osservando ciò che succede nella realtà.
Ho seguito lo stesso procedimento con tutti gli elementi che ho studiato negli ultimi anni: la gestione del cane al guinzaglio, l’aggressività, il gioco sociale (cane-cane e uomo-cane), la comunicazione uomo-cane... Ogni volta ho dimenticato tutto ciò che già sappiamo e ho cominciato a guardare i cani.

capire il cane

Secondo passo: attenzione ai dettagli

Ero a Mogliano Veneto, stavo analizzando il video della valutazione di un cane di famiglia, e stavo spiegando i segnali che evidenziano una intenzione. Una mano alzata tra i partecipanti “domanda?” “volevo solo dire che sono demoralizzata” “...?” “quando ho visto il video ho pensato che la cagna volesse giocare, e non ho visto niente di quello che ci stai facendo vedere tu... e sì che lavoro in un canile e pensavo di conoscere bene i cani!!”. Lì per lì ci rimango male. Poi capisco.
Anch’io all’inzio mi sentivo persa, e ho avuto bisogno di tempo e esperienza per imparare a osservare e riconoscere i comportamenti dei cani. Per me è stata fondamentale l’esperienza delle sette tesi sperimentali e la ricerca attualmente in corso (aggressività cane-cane, presentata al Canine Science Forum di Vienna), ho imparato l’arte di osservare e scrivere ogni comportamento che osservavo.
Ho imparato così a vedere i dettagli: filmando i cani dal vivo e analizzando i video fotogramma dopo fotogramma. I cani sono molto più sottili e rapidi di quanto si pensi, e ci vuole tanta concentrazione e tanta memoria per osservare il loro comportamento.
capire il cane

Terzo passo: uno schema di lavoro

Avere la mente aperta, non bloccata da pregiudizi (nel senso letterale del termine, un giudizio che precede l’osservazione), riuscire a cogliere i dettagli del comportamento e delle interazioni, non serve a molto se non si sa cosa si sta osservando e perché. E’ quella che io chiamo la struttura. Per un anno almeno ho osservato i cani al guinzaglio, e solo dopo aver lasciato che tutte le informazioni mi entrassero nel cervello, ho cominciato a metterle in ordine.
Cosa fanno i cani? Perché? Cosa fanno i proprietari? Perché? Ho cominciato a riconoscere situazioni e comportamenti, e ho definito i parametri che compongono la valutazione di un cane (e un proprietario :-)) al guinzaglio. Per lo schema è utile ovviamente confrontare le osservazioni con informazioni che abbiamo dalla bibliografia (scientifica!!!), o gli schemi di altre persone.
capire il cane

Quarto passo: la valutazione

Fino a qui il lavoro si basa sull’osservazione e l’analisi del comportamento del cane, chiunque osservi un cane, o una interazione, dovrebbe arrivare alle stesse conclusioni. Se io vedo che il cane abbassa la testa, lo dovrebbe poter vedere chiunque altro stia osservando quel cane in quel momento. Da qui però si entra in un mondo molto meno oggettivo, e molto più soggettivo: l’interpretazione delle informazioni raccolte nell’osservazione, dei dati.
L’interpretazione è, SEMPRE, una ipotesi. I dati sono una realtà, interpretarli dipende da un insieme di elementi soggettivi: la sensibilità, l’esperienza, le conoscenze, lo schema mentale usato, i pregiudizi...  Se io vedo un cane abbassare la testa posso dire che sta annusando a terra (c’è un odore che lo interessa), che mi prende in giro (invece di guardarmi e ascoltarmi mi ignora), che è stressato (abbassare la testa è segno di stress), che sta provando a calmarmi (percepisce la mia tensione e vuole farmi stare meglio), che vuole io sappia che lui è stressato...
Un comportamento tanto semplice, e così tante interpretazioni!!!
 

Quinto passo: la verifica

Proprio perché l’interpretazione è una ipotesi, è possibile verificarla. Esempio, se penso che il cane sia stressato, posso modificare la situazione e vedere se il cane si rilassa e alza la testa. Quando qualcuno esprime un giudizio, fa una valutazione su un cane, io chiedo sempre su quali elementi si è basato, qual è il suo schema di analisi e di interpretazione, e in che modo ha confermato l’ipotesi iniziale. Un professionista dovrebbe essere in grado di rispondere a tutte queste domande.
Ho imparato così a vedere i dettagli: filmando i cani dal vivo e analizzando i video fotogramma dopo fotogramma. I cani sono molto più sottili e rapidi di quanto si pensi, e ci vuole tanta concentrazione e tanta memoria per osservare il loro comportamento.

 

Testo Alexa Capra

Fotografie Daniele Robotti

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