Sono davanti a un cancello. Di fronte a me c’è una persona con un cane maschio adulto al guinzaglio. Mi è stato chiesto di valutare il cane, perché ha seriamente aggredito due femmine di labrador. La persona si ferma davanti al cancello, il cane si avvicina per entrare. Strattone, comando perentorio “Seduto!”, altro strattone, altro comando. Il cane si irrigidisce, abbassa la testa, tira al guinzaglio. La persona si irrigidisce, insiste. Il cane lentamente si siede, guardando il vuoto, la persona entra. Io osservo la scena cercando di capirne il senso. Cos’ha fatto il cane di così terribile da meritare una reazione così intensa e negativa? La persona spiega che sta provando a dimostrarsi un buon leader, e quindi deve imporsi sul cane. Costi quello che costi. E il costo è altissimo. Lo stress è così elevato che il cane è arrivato addirittura ad aggredire due cani senza alcuna provocazione. E non è un cane aggressivo. Qualcuno, tra quelli che ancora credono nell’efficacia di un approccio coercitivo, potrebbe obiettare che chi ha fallito è l’individuo, non il metodo.

Quando ho cominciato a lavorare in un centro cinofilo (fanno quasi vent’anni...), la coercizione era non solo tollerata, ma considerata necessaria, utile e efficace. Un addestratore che utilizza questo metodo, può ottenere dei risultati decisamente differenti da quelli di quel proprietario. In poco tempo, a volte in minuti, può ottenere che il cane non dimostri aggressività verso cani o persone, non tiri al guinzaglio, non salti addosso, non esca per primo dalla porta, non provi a prendere cibo da estranei, da terra e persino dalla ciotola. Può ottenere che un cane pauroso non reagisca a ciò che lo spaventa. Basta accendere la tv per vedere questo tipo di risultati. Funziona? No. Non funziona se consideriamo il benessere emotivo, mentale e sociale del cane. Funziona unicamente nel produrre nel cane quella che viene definita “impotenza appresa” (learned helplessness).

Effetti della coercizione: stati di ansia e di stress, aggressività, insicurezza, paura, fobie, evitamento, impotenza appresa, abbassamento delle difese immunitarie, traumi fisici.

metodi coercitivi addestramento del cane

 

L’impotenza appresa è stata scoperta per caso durante degli esperimenti sui meccanismi della paura appresa (Seligman, 1971). Animali sottoposti a una scarica elettrica, e messi in condizione di non poter  fuggire e di evitare lo shock, imparano che non esiste comportamento o strategia per difendersi. L’animale rinuncia a qualunque forma di difesa. Smette di reagire e subisce passivamente. Cani che hanno subito punizioni e violenze fisiche, abusi prodotti da strumenti coercitivi come il collare a strangolo, il collare a punte, il collare elettrico senza poter evitare l’evento negativo, sviluppano l’impotenza appresa: non reagiscono agli stimoli, non guardano, non si muovono (o se lo fanno, il movimento non è in relazione allo stimolo ed è privo di energia), appaiono passivi, inerti. L’impotenza appresa è la morte emotiva, mentale e sociale del cane. In apparenza può sembrare un risultato positivo, perché elimina il comportamento sgradito, ma il costo di tale risultato, per il benessere del cane, è altissimo.

Punire e inibire il cane fino a causarne l’immobilità e l’impotenza appresa esclude qualunque ragionamento sulle cause del comportamento, e può colpire comportamenti naturali per il cane ma sgraditi all’uomo, o segni di uno stato di stress. I comportamenti sgraditi sono in realtà una informazione fondamentale per interpretare lo stato emotivo, le motivazioni e le difficoltà del cane, per individuare le strategie efficaci per aiutare il cane, e misurare i progressi del cane.

Una punizione violenta, come uno shock elettrico “funziona per insegnare l’evitamento e la cessazione di un comportamento, che nella forma estrema è chiamato immobilità. L’immobilità è un criterio dell’impotenza appresa. Considerato questo, è sorprendente quanto spesso si ignora che la cessazione non è un segno di un “miglioramento nel comportamento”, soprattutto se consideriamo il benessere dell’animale... I clienti trovavano che il cane (sottoposto a scosse elettriche per sopprimere il comportamento indesiderato n.d.R), fosse diventato obbediente. I cani obbedienti possono essere molto stressati, e soffrire di profondi stati di ansietà quando subiscono una richiesta da parte del proprietario” (Overall, 2007).

PS. Anni fa, in un forum, descrissi i comportamenti di attaccamento di cani addestrati con metodi coercitivi come effetti della “sindrome di Stoccolma”: l’attaccamento che si sviluppa tra sequestratore e sequestrato. L’idea è piaciuta al punto che c’è chi la spiega come fosse una verità rivelata (sic). Non lo è. Era una ipotesi, e al momento non esiste alcuna prova che nei cani si manifesti la “sindrome di Stoccolma”. I comportamenti di attaccamento sono più probabilmente causati da uno stato di ansia e di paura, e dal disperato tentativo del cane di evitare il trauma fisico, emotivo e sociale associato alla coercizione esercitata dal proprietario.

Bibliografia:
Karen Overall: Why electric shock is not behavior modification 2007
Seligman: Phobias and preparedness 1971

 

Testo Alexa Capra

Fotografie Daniele Robotti

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