Erano i primi anni del clicker training, una scatoletta di metallo che emette un suono usata per dare al cane informazioni durante l’apprendimento.
Nella parte di teoria spiegavo i principi della psicologia animale: condizionamento classico e operante, rinforzo e punizione... La punizione l’ho sempre spiegata poco e male, perché per me l’apprendimento deve essere uno strumento per aumentare il benessere del cane.

 

La spiegavo nei minimi termini:
Un rinforzo è qualunque evento che aumenta la probabilità che un animale ripeta un comportamento.
Una punizione è qualunque evento che riduce la probabilità che un animale ripeta un comportamento.
La punizione è positiva se aggiunge un evento sgradevole.
La punizione è negativa se rimuove un evento positivo.
Fine.

 

Le domande inevitabilmente si focalizzavano sulla punizione e sull’effetto sul comportamento. Se il cane rosicchia le scarpe, non lo devo punire? Se il cane salta addosso, non lo devo punire?
Ai tempi la risposta era di tipo tecnico: ignora il comportamento negativo, rinforza il comportamento alternativo, gestisci i rinforzi, insegna al cane il comportamento gradito...

Ma e la mamma che prende i cuccioli per la collottola per punirli? La cagna afferra i cuccioli per trasportarli. Nel gioco può tenerli fermi a terra qualche secondo, ma senza mai fare loro del male. Una madre non fa del male ai propri figli. Afferrare e scuotere è una presa usata solo con le prede, per causare gravi danni e la morte, o nelle lotte in cui i cani cercano di causare danni all’avversario. Farlo a un cucciolo equivale a fargli male e spaventarlo.

punizione del cane

 

Per definizione la punizione è qualunque evento che riduce la probabilità che un cane esibisca un certo comportamento. Se il cane mi salta addosso e io gli do una ginocchiata, la ginocchiata è una punizione solo se il cane non salta più addosso.
Secondo la definizione, perché la punizione funzioni, deve essere associata a un comportamento. Per questo motivo molti sacri testi e eletti autori spiegano che la punizione va data mentre il cane fa qualcosa di sgradito o immediatamente dopo, altrimenti non funziona. Punire il cucciolo se lo si coglie sul fatto, es. se sta facendo la pipì sul tappeto. Tanto maggiore è la motivazione del cane a esibire un comportamento, tanto più intensa dovrà essere la punizione, per competere con l’impulso del cane a esibire il comportamento.
Tipica situazione in apprendimento: il conduttore ordina al cane di sdraiarsi, e di rimanere fermo. Il conduttore si allontana. Il cane si alza, il conduttore torna dal cane e lo punisce perché si è alzato. Il cane non si alza più? (Si alza, si alza... )

 

Le persone che usano la punizione nell’educazione e l’istruzione cinofila seguono un approccio meccanico all’apprendimento: comportamento - conseguenza = apprendimento (il cane cambia il proprio comportamento associandolo a una conseguenza positiva o negativa). Il cane fa qualcosa di sgradito (fa la cosa sbagliata o non fa la cosa giusta), punizione. Non più tardi di due giorni fa un proprietario colpiva e spingeva il cane sul posteriore perché non si sedeva al comando “seduto”. Non più tardi di due giorni fa un altro proprietario mi raccontava di aver punito il cane per aver aggredito una persona. C’è il proprietario (e persino l’educatore, sic) che si ferma se il cane tira al guinzaglio (comportamento sgradito tirare - punizione fermarsi o dover tornare al fianco). C’è il proprietario che si gira dall’altra parte se il cane gli salta addosso. Potrei continuare per pagine e pagine. Il mondo dei cani è costellato di punizioni più o meno intense, fino a eventi violenti e traumatici.

 

La prospettiva del cane
Una proprietaria ci chiede aiuto: la cagna adottata adulta in canile non va d’accordo con il gatto di casa. A dirla tutta, la cagna manifesta comportamenti omicidi verso il gatto.
Proprietaria: abbiamo provato a sgridarla quando insegue il gatto, ma non smette. Nessuno degli altri cani ha mai dato problemi con i gatti.
Io: avete adottato la cagna adulta, e non sapete come ha vissuto in precedenza, è probabile che abbia imparato in precedenza a inseguirli...
Proprietaria: ma gli altri cani non danno fastidio ai gatti! Lei deve capire che è il nostro gatto, che fa parte della famiglia e noi gli vogliamo bene. Noi l’abbiamo adottata dal canile e questo è il suo modo per dimostrarci riconoscenza...
Io: la cagna si è sicuramente affezionata a voi, ma per lei un gatto è un gatto, non è il vostro amato gatto... Inseguire il gatto non è qualcosa che fa contro di voi, lo fa e basta.

punizione del cane educazione

 

Punto 1.
Non siamo sempre al centro del mondo del nostro cane. I cani fanno quello che fanno non per farci un torto. Lo fanno e basta. Il cane insegue il gatto. L’uomo punisce il cane. Il cane non ha fatto niente contro l’uomo. Il cane non capisce perché l’uomo sia arrabbiato. Il cane ha paura o è stressato dall’uomo quando vede un gatto. Il cane per trovare sollievo dallo stress causato dall’uomo, si concentra sul gatto.

1. Un cane salta addosso per salutare una persona. Un modo un po’ intenso di salutare, ma è anche vero che la testa è la parte sociale del corpo, quindi per i cani è naturale cercare di raggiungere il viso. La persona si volta. Il cane insiste, sta cercando un contatto, cos’è che non funziona? Il cane entra in frustrazione e aumenta l’intensità del contatto. Oppure, rinuncia a un contatto e si allontana.
2. Un cane salta contro una persona in reazione a una situazione di stress. La persona si volta. Il cane non ottiene alcuna informazione dalla persona, entra in frustrazione e aumenta l’intensità del contatto. Il cane controlla il movimento e lo spazio di quella persona, costringendola a spostarsi, girarsi, rimanere ferma.
La punizione (interrompere il contatto sociale) può non essere intenzionale (”io volevo solo calmarlo” “pensavo fosse il modo migliore per farlo smettere”), ed è una reazione meccanica a un comportamento. Manca qualunque analisi sulle cause del comportamento, manca completamente la parte sociale e comunicativa.

Punto 2.
Il cane cerca di comunicare con l’uomo. L’uomo non comunica ma reagisce in modo meccanico (”No!”, strattone, ignorare, altra punizione). Il cane entra in frustrazione (non ottiene una risposta), in stress (l’uomo ha atteggiamenti incoerenti, aggressivi). Il cane smette di comunicare con l’uomo.

Il cane abbaia e tira verso un altro cane mentre è al guinzaglio. Vecchia scuola o nuova emulazione, il proprietario sceglie di inibire il comportamento del cane. Comportamento sgradito = punizione: strattonata, soffocamento, colpo con le mani sul collo o con i piedi nell’addome, versi o comandi vari. Il cane smette di dimostrare aggressività verso gli altri cani quando è al guinzaglio. Smette di guardare gli altri cani quando è al guinzaglio. Quando vede altri cani ed è al guinzaglio, cerca di allontanarsi o è totalmente passivo. Questo se la punizione causa inibizione. Se chi esercita la punizione non è credibile, la punizione aumenta solo lo stress, la reattività e l’aggressività.

educazione del cucciolo

 

Punto 3.
Stati emotivi e motivazioni producono comportamenti. Per inibire comportamenti su base emotiva e su motivazione la punizione deve essere intensa. Deve generare paura. Il cane viene punito, il cane ha paura di fare qualcosa. Qualunque cosa. Il cane ha paura del proprietario. Il cane non fa più niente. Impotenza appresa. Il cane non esibisce più il comportamento sgradito ma sta male.

Il bastone e la carota. Ovvero: se il cane va a terra su comando ottiene un bravo, un boccone, una pallina, niente o evita qualcosa di negativo. Se il cane non va a terra su comando è necessario fargli capire che lo deve fare, costi quel che costi, e viene punito. Il cane va a terra per la paura della punizione, ma il comportamento richiesto era sedersi. Il cane viene punito.  

Punto 4.
Un pulsante davanti a voi. Lo schiacciate e escono 10 euro. Lo schiacciate di nuovo, scossa. Lo schiacciate la terza volta? Quando lo stesso comportamento può portare a un esito positivo o negativo, in modo imprevedibile, l’effetto sul cane è un livello elevato di stress. Molto elevato.

punizione del cane

 

Cos’è una punizione (dalla prospettiva del cane)
Una punizione non è un evento negativo che riduce un comportamento. Una punizione è una aggressione. Quando un cane viene punito da una persona, viene aggredito da quella persona.
Nel mondo dei cani, la strada dell’abuso è lastricata di buone intenzioni.

Allora non posso mai punire il cane?
Non siete d’accordo con il comportamento del cane? Diteglielo. Guardatelo negli occhi, e per prima cosa guardate se vi guarda. Se vi ignora, non c’è comunicazione, in quel momento o non è in grado di guardarvi (stress, paura), o non siete proprio nei suoi pensieri. Se non è in grado di guardarvi, è tempo di comunicare invece di punire. Se non siete nei suoi pensieri, è tempo di dedicarvi a costruire una relazione basata sulla comunicazione. Da qualunque punto la si veda, la comunicazione è una strategia enormemente più efficace della punizione meccanica, perché da al cane la possibilità di evitare il conflitto e di avere informazioni da voi su quale comportamento esibire.

 

Alternative alla punizione (qualche esempio pratico)
Se durante una sessione di apprendimento il cane entra in frustrazione e mi fissa indurendo lo sguardo, io smetto di pensare a quale comportamento rinforzare e guardo il cane. Gli dico, con la postura del corpo e lo sguardo “so chi sei e so cosa stai facendo”. Gli dico anche “non è una grande idea”. A quel punto il cane può scegliere: aumentare l’intensità della minaccia o fare altro. Non appena sceglie di fare altro, io mi adatto al cambiamento e si torna a ragionare su comportamenti e rinforzi.
Se durante una sessione di apprendimento il cane invece di sedersi si mette a terra, io gli dico “bello ma non è quello che funziona” e non gli dico bravo e non gli do del cibo o non gioco con il cane. L’unico evento negativo è che quel comportamento non ha successo per ottenere complimenti, cibo o gioco. Nel piano sociale, uso la comunicazione sociale, nell’apprendimento uso le informazioni relative al rinforzo, il cane ha o non ha successo nell’ottenere ciò che vuole.
Se chiamo il cane e non torna, lo vado a prendere. Niente punizione, tutto quello che serve è rendere il comportamento non contrattabile. Ma per poter chiamare un cane è necessario aver costruito prima un rapporto basato sulla fiducia, la coerenza, la credibilità. Io chiamo un cane e mi aspetto che venga in quasi qualunque situazione (ci sono situazioni in cui proprio non riescono o non possono), non prima di un anno di età (avendolo adottato da cucciolo).

punizione del cane

 

La punizione dovrebbe essere una eccezione, non una regola. Prima di punire dovremmo sempre chiederci se abbiamo dato al cane le informazioni e le esperienze che gli permettono di fare la scelta a noi gradita. I cani sono spesso schiacciati dal peso delle nostre aspettative, e le punizioni sono causate più dalla frustrazione e dall’insicurezza, dal nostro desiderio di controllo che dal comportamento del cane. Gran parte dei comportamenti che vengono puniti sono comportamenti del tutto naturali nel cane, come saltare addosso, mangiare schifezze, rosicchiare, abbaiare, difendersi, scavare...
Prima di punire un cane dovremmo chiederci se quella punizione ha un senso per il cane, e se è legittimo aggredire un cane perché si comporta da cane. E’ possibile cambiare il comportamento del cane senza ricorrere a punizioni meccaniche, migliorando la relazione e la comunicazione, con una migliore comprensione del comportamento naturale e delle cause, dedicando del tempo all’educazione, l’apprendimento, il benessere. Vivere i cani in modo non meccanico significa imparare molto su noi stessi...

 

Testo Alexa Capra

Fotografie Daniele Robotti

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