recupero pitbull


Un allevatore di pit bull si presenta, si siede davanti a me, e afferma “Chi dichiara di poter recuperare un pit bull ex- combattente racconta balle. E’ impossibile recuperarli”.
Più o meno la stessa argomentazione l’ho sentita a Budapest, al Canine Science Forum, dopo la mia presentazione sul progetto (”Quei cani sarebbero tutti da uccidere”).
Ho aderito al progetto Enpa “Ex-combattenti” nel 2003, in qualità di educatore. Quasi ogni giorno guidavo per 120 km fino al canile dove erano nascosti i cani, entravo nei box, agganciavo il guinzaglio, restavo con il cane per una ventina di minuti di libertà, e quindi cercavo di capire come recuperare cani che avevano subito vari abusi.
Nel 2004 mi viene affidato il progetto, e iniziano anni di duro lavoro, in collaborazione con Carlo Magnoli e le studentesse di Biologia e Veterinaria impegnate nelle tesi sperimentali.
Molti dei cani del progetto sono stati adottati, hanno vissuto per anni in famiglia. Uno di loro, Zeb, l’ho rivisto pochi mesi fa. Vecchietto, acciaccato, ma ancora un combattente, pronto a battersi per altri giorni di felicità. L’ho visto correre come un cucciolo.
Chiunque abbia vissuto l’esperienza del canile ha visto cani che sono stati adottati dopo anni di box, dopo essere stati dichiarati pericolosi e inadottabili. Ne ho incontrati diversi, ai Laghi.

Chi siamo noi per decidere il destino di un altro?
Quei due commenti sul mio lavoro però mi hanno portata a ragionare su cosa vuol dire “recuperare” un cane. I miei interlocutori probabilmente pensavano che io fossi così ingenua, per non dire incompetente, da pensare che sia possibile prendere un pit bull ex-combattente e trasformarlo in un peluche domestico.
O, peggio, che il mio obiettivo fosse qualcosa tipo “prendi un cane aggressivo e trasformalo in un cane che non dimostra aggressività verso niente e nessuno, ed è totalmente sotto controllo”.
La stessa prospettiva che rende a molti incomprensibile l’assenza di qualunque forma di coercizione e di violenza durante il recupero.
Come puoi fermare un cane che ti vuole aggredire se non hai degli strumenti adeguati per difenderti e bloccarlo?
Come puoi fermare un cane che vuole aggredire qualcuno, soprattutto se il cane pesa 30 kg o più?
Come puoi importi su un cane che può farti del male?
Dissi all’allevatore di pit bull che stava giudicando il nostro lavoro senza avere alcuna idea di quello che stavamo facendo, e con quali obiettivi.
Per me riabilitare un cane non significa ridurlo all’impotenza. Non significa trasformarlo in qualcosa di diverso, renderlo adatto a qualcuno.
Significa aiutare il cane.

problema aggressività nei cani



Forse dovrei cercare un termine nuovo per descrivere il lavoro di recupero comportamentale. Ma sono troppo pigra per dedicare le mie energie alla ricerca di un terminologia che mi distingua, per perdermi nel senso estetico della parola. Continuo a usare le stesse parole, ma sono etichette sopra una scatola a cui danno valore solo i contenuti reali.
Grazie ai molti anni dedicati al progetto, riabilitare per me è un percorso conosciuto, una strada familiare, che inizia con una valutazione. Serve per conoscere il cane, per avere una prima idea di chi è, della sua personalità e del suo comportamento, dei suoi stati emotivi in diversi contesti. Alla valutazione segue un percorso, che si basa sul recupero di uno stato di benessere fisico, mentale, emotivo e sociale. Questi sono i 4 livelli su cui lavoro.
E il mio obiettivo è il benessere DEL CANE.
Un percorso non si costruisce ricercando il risultato nel problema e nell’immediato, ma osservando, analizzando, ipotizzando e costruendo pezzo per pezzo migliori competenze, dando al cane sicurezza, fiducia, comunicazione, relazione.
Non uso nessuno strumento di forza, i cani indossano un collare a nastro (”fisso”), o la pettorina, sono liberi, al guinzaglio, a volte uso un recinto. Chi oggi mi vede lavorare, spesso rimane spiazzato dall’assenza di conseguenze per comportamenti considerati sbagliati, negativi, come l’aggressività. Se il cane esibisce aggressività, non ci sono conseguenze. Nessuno lo richiama, lo ferma, lo distrae, lo calma, lo gestisce, lo strattona, lo punisce.

recuperare cani aggressivi



Il lavoro si svolge su molti livelli, dal controllo veterinario, alla gestione in casa, l’incontro con altri cani, la gestione al guinzaglio, l’apprendimento, l’auto controllo... Se è un cane di famiglia, molta attenzione è posta alla relazione tra proprietario e cane, qualunque sia il problema. Non si può aiutare un cane se non si danno gli strumenti al proprietario. Di recente ho valutato una maremmana di 15 mesi, a cui è stata data come alternativa il prozac o l’eutanasia. Zero consigli ai proprietari su come relazionarsi con la cagna.
Ma il problema non è solo l’uso di psicofarmaci senza alcun programma comportamentale associato (o peggio programmi basati su schemi meccanici quali la regressione gerarchica, il controllo delle risorse, i mille seduto, l’assenza di contatto sociale).
Il problema è far credere che un cane è “recuperato” se non reagisce allo stimolo, basando l’assenza di una risposta sull’inibizione. I miei livelli di stress e di frustrazione salgono pericolosamente quando leggo che per impedire a un cane di aggredire qualunque metodo è lecito.

Questo approccio ha come obiettivo insegnare al cane l’evitamento (evitare qualunque interazione con lo stimolo, il cane non osa reagire, non osa neppure guardare), o a interrompere il comportamento, fino all’immobilità e all’impotenza appresa.
E’ sconcertante quanti ancora credano che l’assenza di una reazione, causata da inibizione, sia indice di un progresso nel comportamento, se non proprio del recupero. Mostrare un cane che rimane immobile di fronte a persone, cani, o altri stimoli, non dice niente del recupero in termini di benessere dell’animale. Un cane inibito è sempre e solo un cane che si è arreso alla forza e alla violenza dell’uomo. E’ un cane che sta male, e lo dimostra nell’immobilità, l’evitamento, le reazioni verso il proprietario (o chi per esso).

probelma cani aggressivi



Nella mia esperienza l’inibizione non solo è sintomo di un forte disagio del cane, ma può essere molto pericolosa. Il cane non ha cambiato la propria percezione dello stimolo, ha solo soppresso la reazione. L’assenza di reazione però è fortemente condizionata dal grado di timore del cane verso il proprietario, dalla pressione fisica, emotiva e sociale esercitata dall’uomo. Se lo stress supera la barriera dell’inibizione, la reazione è intensa e può esulare dal contesto iniziale.
Quando lavoro con un cane inibito, avverto i proprietari che togliere quell’inibizione ha come effetto un immediato e drastico peggioramento del comportamento del cane. Ho incontrato molte persone disposte a affrontare questo percorso, e alcune che si sono spaventate e sono tornate alle loro sicurezze (cane sotto controllo). Capisco le seconde, ma ho grande stima di chi, per aiutare il cane a stare meglio, è pronto a affrontare un iniziale peggioramento del comportamento.

recupero cani aggressivi



Il cane ha un problema, il cane viene inibito.
Per poter aiutare un cane inibito è necessario abbattere quel muro e permettergli di nuovo di entrare in contatto con il mondo.
Il cane perde l’inibizione, e in un certo senso torna allo stato iniziale, con in più il problema dell’incomunicabilità e della mancanza di fiducia nel proprietrio.
Ha inizio un percorso con il proprietario.

  • L’obiettivo non è averne il pieno controllo
  • L’obiettivo non è trasformarlo in un cane diverso.
  • L’obiettivo non è farlo diventare un cane perfetto.
  • L’obiettivo è conoscerlo, aiutarlo, farlo stare meglio.

 

Ho scritto stasera questo articolo, perché è una giornata speciale. Lo voglio dedicare a una cagna che è arrivata piena di paura e di rabbia, pronta a attaccare cani e persone. Lo voglio dedicare alla proprietaria, che non ha mai perso fiducia. Lo voglio dedicare ai cani e alle persone che ci hanno aiutati in campo. E a quel magico momento in cui Lara è riuscita a abbattere il muro di paura e di rabbia, e a camminare tra noi con uno sguardo finalmente sereno.

aggressività nel cane


05/07/2013 Testo Alexa Capra

 

Fotografie Daniele Robotti

 

Tutti i diritti riservati - All rights reserved