Sono passati 10 anni dal primo articolo che ho scritto e che abbiamo pubblicato sull’argomento. Dieci anni sono tanti, nella cinofilia italiana. Dieci anni fa scrivere un articolo contro il collare a strangolo voleva dire andare contro una radicata consuetudine. Entrare in un campo di addestramento significava imparare a mettere al collo del cane un collare a strangolo nel verso “giusto” (deve fare una P...). Ma davvero non avrei mai immaginato di ritrovarmi 10 anni dopo a dover ancora scrivere “Dite NO al collare a strangolo”.
Anni fa non esisteva una alternativa, non esisteva la possibilità di informarsi, di confrontarsi. Chi entrava in un campo di addestramento si trovava davanti una realtà assoluta, si fa così. Si è sempre fatto così. Si deve fare così. Ma negli ultimi anni le alternative si sono diffuse e moltiplicate. Forse sono talmente tante, e talmente in contrasto una con l’altra, da confondere invece di guidare nella scelta. Ma di fatto, esiste una alternativa. Eppure c’è ancora chi promuove l’uso del collare a strangolo, anche nelle nuove generazioni cinofile. Nuove come età o come presenza. Le motivazioni, e questo era prevedibile, sono rimaste più o meno le stesse di dieci anni fa.

Il collare a strangolo può salvare la vita a un cane.


Il cane non può sfilarselo e finire sotto una macchina, per esempio. A me è capitato che un cane si sfilasse il collare e si mettesse a correre in mezzo al paese. Ma questo non mi è bastato per usare il collare a strangolo con quel cane, o con qualunque altro cane. Salvare la vita a un cane non dipende da uno strumento, ma dalla conoscenza. Da saper prevedere e prevenire situazioni di pericolo, o in cui il cane va così in panico da pensare unicamente a fuggire. Se il cane tira indietro per sfilarsi il collare (o la pettorina), il segreto è abbassare la mano in modo da evitare che il moschettone sia sulla nuca, parlare e avvicinarsi al cane.
Cani così, per fortuna, sono una eccezione, non la regola. La maggior parte dei cani non entra in panico e non si lancia sotto un’auto all’improvviso. Se il vostro cane è sensibile a qualche stimolo, e invece di chiedervi aiuto tende a fuggire, rivolgetevi a un bravo educatore, e cercate di capire cosa può aiutarlo, e come potete migliorare la vostra capacità di aiutarlo e guidarlo. Vivo con una cagna insicura, so cosa è in grado di sopportare e cosa no, ha imparato a affidarsi a me: non scappa, sceglie di rimane vicino a me, perché è con me che si sente al sicuro.

Il collare a strangolo è necessario con i cani aggressivi.


Con un collare a strangolo il cane non può mordervi, non può mordere nessuno, e riuscite a controllarlo. Il mito dell’addestratore che deve dimostrare di essere più forte del cane. Il mito del controllo. Ma tutto dipende dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Se l’obiettivo è inibire il cane, spaventarlo al punto da bloccare ogni sua reazione, il collare a strangolo funziona nel bloccare la testa del cane e nel mandarlo in soffocamento. Un cane che non riesce a respirare, non può mordere. Non c’è altro motivo per usare un collare a strangolo. Un normale collare fisso è sufficiente per controllare fisicamente il cane, mentre è vero che una pettorina può essere un problema se il cane reagisce.
Ma la vera questione è cosa significa recuperare un cane aggressivo. Inibire il cane non significa recuperarlo. Significa solo averne controllo, limitatamente alle situazioni e alle relazioni in cui la paura delle conseguenze bloccano la reazione del cane. Lo stesso cane che non reagisce con una persona, o in una circostanza, può farlo (e in modo molto più esplosivo), con altri o in altri contesti.
Per me recuperare un cane aggressivo è un percorso in cui il cane è libero di esprimere il proprio stato emotivo, perché è questo che mi permette di capire il problema, e di individuare le cause. Il mio obiettivo è portare il cane a comunicare, e a avere degli strumenti che gli permettano di cambiare la propria percezione del contesto. Avere successo, con un cane aggressivo, è anche avere la sensibilità e la capacità di non portarlo al punto in cui non può fare altro che mordere. Mordere è un fallimento, per l’istruttore, per il proprietario, e per il cane.

cane aggressivo collare strangolo educazione


Il collare a strangolo è uno strumento di comunicazione.


Di recente sono riusciti a scriverlo anche del collare a punte... Quale comunicazione? Se prendete in mano un collare a strangolo, il collare dice qualcosa al cane? No. Le uniche informazioni sono quelle relative all’uso del guinzaglio. Se il guinzaglio è in tensione, il collare si stringe,  e il bisogno di aria è una emozione primordiale*. Tutto ciò che è non poter respirare, causa forte stress, anche in assenza di strattonate. Il collare a strangolo convoglia un’unica informazione verso il cane: posso farti del male.  Anche il tintinnare della catena, l’improvvisa assenza di tensione, sono segnali che precedono un evento fortemente negativo. Se un cane reagisce interrompendo il comportamento, fermandosi, congelandosi, piegando indietro le orecchie, abbassando la base della coda, abbassando il corpo, evitando l’interazione con uno stimolo esterno, leccandosi il naso, sbadigliando, abbassando la testa, toccando il guinzaglio o la mano con il muso, o fissando negli occhi chi ha il guinzaglio in mano, l’informazione è chiara: il cane teme le conseguenze di quel segnale. Chi è davvero convinto che non serva a inibire il cane, a sbilanciare il rapporto di forza a proprio favore, non deve fare altro che smettere di usarlo. Se non serve a quello, non serve a niente di diverso di un comune collare a nastro o di una pettorina. Ma il cane sarà felice di passare da uno strangolo a una pettorina.

Il collare a strangolo salva il pelo del cane.


Ho visto parecchi cani con il pelo del collo rovinato dal collare. Molti indossavano un collare a strangolo, durante l’addestramento e nella gestione quotidiana. Conosco cani con pelo di ogni tipo, che indossano regolarmente pettorine e collari a nastro, e non hanno alcun segno sul collo. Non è cosa, è come. Un buon consiglio è non tenere il collare addosso al cane 24 ore al giorno. Qualunque cosa usiate, quando potete, lasciate il cane libero da qualunque accessorio.

Il collare a strangolo è uno strumento necessario nell’educazione del cane.


A me sembra di precipitare indietro nel tempo. Come se non fossero passati vent’anni, come se non esistessero centinaia, migliaia di persone che vivono, educano, aiutano cani senza mai ricorrere a collari a strangolo, a inibizione e a coercizione. Da quando ho avuto la fortuna di lavorare in canile nel recupero comportamentale, la presenza di educatori nei canili è diventata sempre più diffusa. Per fortuna nella maggior parte dei canili la coercizione non è ammessa, non è tollerata. Ma la verità è che è del tutto inutile, non si può aiutare un cane in difficoltà usando strumenti e metodi basati sulla forza fisica, l’imposizione, l’inibizione se non la violenza. Chi segue il recupero di quei cani usa strumenti culturalmente più avanzati di un collare a strangolo. Il cane viene osservato, valutato, e viene definito un programma di recupero basato sul benessere emotivo del cane, sulla sua capacità di comunicare e di relazionarsi, l’arricchimento ambientale, la relazione con altri cani, attività fisiche strutturate, apprendimento... Gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione si basano sulla conoscenza del cane, dei processi mentali e degli stati emotivi, il coping, la comunicazione sociale.

collare strangolo educazione del cane guinzaglio

 

Non dico certo che chi non usa coercizione sia sempre un compendio vivente di etologia e psicologia, e abbia competenze tali da poter aiutare qualunque cane si trova davanti. Ma i limiti umani non sono i limiti degli strumenti a nostra disposizione. Vent’anni fa si poteva avere la scusa che si faceva così, che si era sempre fatto così, e che si doveva fare così. Ma, oggi? Chi oggi difende l’uso di certi strumenti e metodi dimostra unicamente poco coraggio e poco interesse verso il cane. Poco coraggio nel mettere in discussione ciò che ha imparato, e che magari crede abbia funzionato. Poco coraggio nel confrontarsi direttamente con altre realtà, e non da dietro uno schermo.
Pensare che un collare a strangolo serva a qualcosa è ridurre la relazione a un atto meccanico, trovare sollievo dalla propria insicurezza in uno strumento di forza. Focalizzare la propria attenzione sullo strumento, invece di imparare a mettersi nei panni del cane, è indice di un atteggiamento egoistico e egocentrico, e legato ancora all’estetica del comportamento. Se non tira al guinzaglio, se non reagisce a cani e persone, allora è un cane educato e io sono un bravo proprietario. Senza alcuna considerazione al mondo percepito dal cane, ai suoi stati emotivi, ai suoi bisogni, a cosa noi realmente rappresentiamo per il cane nel momento in cui ricorriamo a quel tipo di strumento.

Morgan e  Dexter sono due meticci  di australian shepherd, ciechi e sordi dalla nascita. Due cani incredibili, diversi da qualunque cane possiate aver conosciuto. Non avendo contatto con il mondo con gli occhi e con le orecchie, sono molto sensibili agli odori, alle vibrazioni, e estremamente reattivi sul contatto fisico. A me viene da dire che è come se non avessero la pelle. Per entrambe i cani il guinzaglio rappresenta un ancoraggio sociale e emotivo. Sentirsi legati a qualcuno li aiuta a sentirsi al sicuro dai pericoli, non sentirsi persi anche quando escono dal territorio familiare. E’ un effetto che si può produrre su qualunque cane, ma in Morgan e Dexter il senso di sicurezza dipende ovviamente molto di più da questo legame. Morgan e Dexter indossano una pettorina. Sia Liviana sia le proprietarie di Dexter hanno istintivamente imparato a applicare una leggera tensione verso l’alto per indicare ai loro cani la presenza di un gradino, o di un ostacolo superabile.
Questa è comunicazione. In un mondo in cui non vedono e non sentono, quei due cani dipendono anche da questo tipo di informazioni. Ma se il mio cane è al guinzaglio, e davanti a noi c’è un gradino, io non sono i suoi occhi. Non ho bisogno di comunicare niente con il guinzaglio. Posso usare la voce, lo sguardo, il corpo.  Tengo il cane legato a me per proteggerlo. Il guinzaglio per me rappresenta uno spazio sicuro per il cane, un legame simile al prendersi per mano. Agganciare un guinzaglio a un collare a strangolo, è totalmente incompatibile con un senso di sicurezza e di reciproca fiducia.

collare strangolo stress comportamento del cane


* Questo articolo ovviamente non convincerà chi cerca con ogni mezzo di giustificarne l’uso. E non può convincere chi è già convinto. Ma vorrei che lo leggesse chi usa il collare a strangolo perché gli è stato detto che è utile, che è necessario, che non causa danni al cane, a chi non si è mai fermato a pensare alla prospettiva del cane.
“Il bisogno urgente di aria, ovvero l’affanno respiratorio, è un esempio eclatante di sensazione impellente accompagnata da un’intenzione compulsiva: quella appunto di insipirare aria, una sensazione così violenta da far sentire una persona sul punto di morire”. (Derek Denton, Le emozioni primordiali)
Fare del male non è l’unico aspetto rilevante. Lo è anche avere il potere di farlo, il cane è consapevole di ciò che può causare un collare a strangolo. Non è necessario soffocare il cane per causare paura e panico, è sufficiente che il cane senta l’aumento della pressione del collare sulla trachea, per provare quelle emozioni, più violente se il collare viene spostato sulla parte alta del collo, dove le vie respiratorie sono meno protette da muscoli e pelo. Non è come usiamo lo strumento, ma è lo strumento in se, a generare ansia, paura, inibizione e fuga. Qualunque strumento di contenimento può causare stress, se utilizzato per controllare il cane e non associato a uno spazio e una relazione sicura, ma nessun altro strumento provoca la paura di non poter respirare. Una sensazione così violenta, da far sentire una persona sul punto di morire.


Testo Alexa Capra, 20 agosto 2013

Fotografie Daniele Robotti

Tutti i diritti riservati - All rights reserved