Ricordo due momenti in cui ho pensato “questo cane è invisibile”.
Il primo è stato quando abbiamo valutato Granada, una cagnona nera ospite in un canile. Stavamo testando i pit bull del progetto Ex-combattenti, e confrontando le loro risposte con quelle di un simile gruppo di cani ospitati negli stessi canili, non pit bull. Granada era parte del gruppo di controllo. Una cagna quasi perfetta: socievole, non aggressiva, non paurosa. Ricordo ce ci siamo guardati e ci siamo chiesti: cosa ci fa ancora in canile? Sarebbe la felicità di una famiglia. Granada però viveva in box con un cane problematico. Chi passava davanti al box a malapena la vedeva, costretta a restare indietro mentre il suo compagno di box si lanciava contro i visitatori. Inoltre era nera, e di taglia medio-grande, due caratteristiche che non attirano in genere file di possibili adottanti...

adozione cane in canile

La seconda volta è stato durante una classe di socializzazione a cui stavo assistendo. In campo c’era un gruppo di cani, alcuni problematici, altri scelti per gestire i cani problematici. Altri ancora erano presenti solo perché potevano essere in quel gruppo. Comincio a osservare un border bianco e rosso, che ignora i cani in campo e orienta la propria attenzione verso chi passa sulla strada, oltre la recinzione. Ho un border bianco e rosso, ma ho empatizzato con quel cane soprattutto per il suo comportamento. Non riusciva a interagire con nessun cane, nessun umano in campo, e trovava la via di fuga dalla situazione seguendo e inseguendo i passanti oltre la rete. Nessuno sembrava occuparsi o preoccuparsi per lui. Ho pensato, è un cane invisibile.

Nessun cane dovrebbe essere invisibile.

socializzazione abbaiare problema

Eppure persino nei centri cinofili esistono cani invisibili.
Sono i cani che non hanno attitudine per una disciplina sportiva, i cani che dove li metti, stanno, che non danno fastidio a nessuno, e non chiedono niente. Ma sono anche i cani che hanno un problema che nessuno sembra voler vedere e affrontare. Guardare in faccia la realtà ha un costo, ed è più comodo e confortevole trasformare il cane in un invisibile, se non proprio in un pariah. Un escluso.
Una ragazza mi racconta di aver dovuto abbandonare un gruppo di lavoro perché la sua cagna abbaia agli altri cani durante gli allenamenti collettivi. La cagna, una terranova, è in difficoltà con alcuni cani del gruppo, e esprime il suo disagio attraverso l’abbaio. Le chiedo perché non le viene data la possibilità di lavorare individualmente, o con cani che aiutano la sua terranova a sentirsi più sicura. Non è possibile. Non capisco, le dico.

Un cucciolo boxer è in difficoltà nell’interazione con altri cani. Si rifugia sotto alle sedie, chiede aiuto. Quando cresce la sua difficoltà si trasforma in reattività, e il cane inizia a manifestare comportamenti aggressivi anche verso le persone. Il suo disagio viene ignorato, il suo problema diventa un elemento insito della sua esistenza. E’ come se quel cane non potesse essere altro che così, come se la rassegnazione e una gestione che implica il minor fastidio possibile per gli altri fossero le uniche strategie possibili. Un altro cane invisibile.

problema paura comportamento del cane

Una golden non ha problemi con nessuno, ma appare apatica, chiusa dentro un mondo inaccessibile. Non ha problemi fisici, non è aggressiva, non è un cane confidente ma non ha paura. E’ così perché è sempre stata così. C’è un giorno in cui la guardo e penso che un cane non dovrebbe essere così. Che da qualche parte ci deve essere una porta, e che devo trovare la chiave per aprirla, per entrare nel suo mondo, o per farla uscire dal suo mondo impenetrabile. Non sono i cani, si adatta alla situazione, con i cuccioli è gentile, ma non funziona. Va meglio con l’apprendimento, che la aiuta a avere iniziativa, avere controllo sul mondo esterno, a sentire il successo, la confidenza e la fiducia. Ma ancora non basta. La chiave la scopriamo quasi per caso, in una mattinata di ricerca. La golden corre, sorride, si diverte.

Nessun cane dovrebbe essere invisibile.
Ma vedere il cane richiede attenzione costante, costa energie, tempo, la volontà di non dare niente per scontato, di guardare non solo il cane, ma prima di tutto dentro se stessi. Un proprietario può non avere gli strumenti per uscire da questa condizione di isolamento, ma un educatore, un istruttore cinofilo, dovrebbe, deve, guardare ogni cane e chiedersi: sto facendo tutto quello che è necessario per aiutarlo, per il suo benessere, per vederlo?

socializzazione del cane

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Le città invisibili. Italo Calvino)

 

27/09/2013 Testo Alexa Capra

 

Fotografie Daniele Robotti

 

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