(e condizionamento non è una brutta parola)
Un tempo si chiamava addestramento. Si andava in un campo a addestrare il proprio cane all’obbedienza di base: seduto, terra, condotta al guinzaglio, resta, richiamo. Tutti i cani erano uguali, uguali tutti i proprietari. Stessi obiettivi, stesso metodo per tutti.
Il miglior risultato era una infelice rassegnazione del cane a eseguire gli esercizi più o meno a comando, almeno dove non aveva scampo. Sì, perché non si contavano i cani e gli umani che non vedevano l’ora di uscire da lì e tornare a una vita normale.



Anch’io sono stata parte di quel sistema, anche se per poco, rispetto agli anni che ho dedicato ai cani. Il primo passo per uscirne è stato trovare un modo per rendere quegli esercizi meno deprimenti. Ho usato il cibo, ho imparato a usare il gioco, fino a quando non ho scoperto il rinforzo positivo, e il clicker training.


Si è aperto un mondo. Era tutto diverso.
Il cane aveva un ruolo attivo, era libero di scegliere quale comportamento esibire, cosa fare, quando, come.  Non era più un procedimento basato su leve e muscoli, era diventato un processo mentale: tutto nasceva dalla capacità di ragionare, di scegliere le informazioni utili al cane, di scegliere i comportamenti da rinforzare. Era cambiata persino la prospettiva da cui guardare il cane. In un sistema basato sul rinforzo positivo si ha successo solo se si impara a ragionare con la testa del cane.
E’ come se, improvvisamente, invece di guardare il cane, si guardasse il mondo con gli occhi del cane. Sono stati anni di prove, di errori, di cambiamenti, di confronto (soprattutto con i cani). Un nuovo strumento, un nuovo mondo. Un nuovo modo di vivere l’apprendimento. Non c’era più alcun bisogno del guinzaglio, perché era il cane a voler collaborare all’apprendimento. Improvvisamente i 5 comportamenti da insegnare erano diventati mille. Le strade per raggiungere l’obiettivo si erano moltiplicate.
Non si trattava più di insegnare comportamenti utili al proprietario, ma di insegnare al cane dei comportamenti. Il protagonista del clicker training è il cane. Dovrebbe essere il cane. Anche questo mondo ha un lato oscuro, ed è usare il cane per dimostrare la propria abilità. Ma questo succedeva anche prima, e succederà sempre.

Ho dedicato molti anni a conoscere questo mondo, e a farlo conoscere. A un certo punto mi sono sentita come quegli esploratori che hanno disegnato una mappa, e cominciano a guardare l’orizzonte alla ricerca di nuovi spazi da esplorare. Non mi bastava più saper insegnare un comportamento senza nessuna forma di coercizione, palese o nascosta. Non mi bastava sapere che il cane era libero di scegliere, e di avere la capacità di aiutarlo a seguire la strada verso il successo. Vedevo cani esibire comportamenti con prepotenza, con frustrazione, e vedevo proprietari fare click e dare il boccone, come se quella fosse la parte importante. Ho cominciato a spostare la mia attenzione dal comportamento al cane.

Lavoravo da alcuni anni al progetto Ex-combattenti, e una delle critiche che avevo subito era “è impossibile riabilitare un pit bull che ha combattuto”. Avevo provato una forte ribellione, a quelle parole, e solo dopo ero riuscita a trovare la risposta. Non riabilitiamo cani per trasformarli nel perfetto cane di famiglia. Li riabilitiamo perché hanno subito abusi, perso fiducia nell’uomo e nel mondo. Sono stati feriti nel fisico e nell’animo. Li riabilitiamo per farli sentire meglio. L’obiettivo della riabilitazione è il benessere del cane, non le aspettative del futuro adottante. Era tutto lì. Invece di chiederci qual è il metodo migliore per insegnare al cane un comportamento, la domanda è: in che modo l’apprendimento può contribuire al benessere del cane?

Ho mille storie da raccontare, ma ce n’è una che mi ha colpita proprio negli anni del cambiamento.
Melissa è una maremmana, adottata da Sara in canile all’età di 5 anni. Paurosa, diffidente verso le persone. Sara si iscrive al corso di formazione per istruttori, con Melissa. Al primo incontro la cagna è incapace di sopportare la presenza di persone. Il secondo incontro è dedicato all’apprendimento, e non va meglio. Melissa quasi non mangia, è vigile a ogni stimolo ambientale, Sara è costretta a lavorare lontano da tutti. Continua nell’esperienza a casa, e quando si presenta all’ultimo incontro, Melissa è un altro cane. Accetta le persone, riesce a staccarsi dall’ambiente e divertirsi con Sara.
Al saggio finale ha successo come ogni altro cane del gruppo. E’ uscita dal suo isolamento, ha ritrovato fiducia, sicurezza, si diverte. L’apprendimento può essere il primo passo che un cane compie per uscire dal proprio isolamento, per relazionarsi in modo attivo e positivo con l’ambiente fisico e sociale.

L’ultimo è Raul.
Dogo argentino, adottato da un canile lager. La prima volta che ho lavorato con lui, abbiamo scelto di insegnargli a toccare la mano vuota con la mano. Non vedeva la mano, non trovava il cibo. Sembrava cieco e incapace di ragionare. L’ho rivisto dopo un mese. Ha imparato tre comportamenti in due giorni, divertendosi. Cosa hanno imparato Melissa, Raul e le centinaia di cani che ho incontrato in questi anni è irrilevante. E’ importante, fondamentale, come lo hanno imparato. E soprattutto, in che modo questa esperienza ha cambiato la loro vita.

In che modo l’apprendimento può migliorare il benessere di un cane?

- Il cane impara a ottenere ciò che vuole invece di cercare di prenderlo o di pretenderlo. Per questo motivo, io lavoro sempre con cibo o giocattoli a vista, e insegno al cane che la strada più breve verso ciò che vogliono passa da un comportamento appreso, non dai denti e le unghie (dalla frustrazione e la prepotenza).
- Concentrarsi in un obiettivo insegna al cane a gestire lo stress ambientale, e la frustrazione.
La concentrazione mentale e fisica sono incompatibili con stati emotivi negativi.
- Per raggiungere il suo obiettivo, il cane impara a affidarsi alle informazioni che riceve da noi. Impara a ascoltare, e a credere alle informazioni che riceve. Noi conosciamo la risposta, noi siamo la risposta al suo problema. Impara a fidarsi e affidarsi.
- Il cane impara a fidarsi della presenza di informazioni positive e dall’assenza di click e di rinforzo, dell’insuccesso in un tentativo. Il cane non crolla emotivamente al primo fallimento, se ha impara a usare le informazioni negative in modo positivo...
- Avere successo nel raggiungere l’obiettivo, risolvere il problema, porta il cane a sentirsi più sicuro, avere una maggiore confidenza e auto stima. Il cane diventa più attivo, propositivo, più aperto a relazionarsi con l’ambiente fisico e con le persone.
- I comportamenti appresi possono diventare strategie efficaci di coping, aiutare il cane a stare meglio in una situazione di stress.

L’apprendimento in rinforzo positivo sviluppa la capacità del cane di controllo dei propri stati emotivi, la confidenza, il senso di sicurezza, la determinazione, la capacità di reagire attivamente (in modo proattivo) agli eventi invece di subirli, la comunicazione con l’uomo, la fiducia e l’attenzione intesa come rilevanza (attenzione sociale); permette al cane di sviluppare le proprie capacità mentali, come l’attenzione selettiva, la memoria, la concentrazione, e le capacità fisiche, come la consapevolezza del proprio corpo, la mobilità, il controllo e la coordinazione motoria.

 

Per migliorare il benessere del cane, l’apprendimento deve seguire alcune regole:
- il cane è libero di scegliere di iniziare una sessione, di interromperla in qualunque momento. Non è permesso richiamare il cane o indurlo a esibire il comportamento.
- il cane deve avere una motivazione per investire delle energie nel cercare la soluzione a un problema. Il problema è: cosa funziona per ottenere ciò che voglio?
- il cane deve essere libero di provare emozioni anche negative, e deve avere tutto il tempo necessario per trovare la via di uscita.
- le informazioni che il cane riceve devono essere precise e efficaci, e indicare quindi la strada verso il successo.
- il cane non ha alcuna idea dei nostri obiettivi. Non è importante che raggiunga il risultato che gratifica noi, ma che sia in grado di scegliere e ripetere un comportamento senza latenza e senza stress.
- scegliere un altro comportamento o un comportamento più semplice è indice di scelte sbagliate, o di scarsa fiducia nel cane. Aiuta l’insegnante a stare meglio, non l’allievo.
- l’obiettivo non è il comportamento. Il cane non deve semplicemente fare qualcosa, deve aver capito cosa fare. Cosa funziona, cosa gli permette di aver successo in quel contesto. Chi ha visto lo sguardo “Ho capito! Funziona!” di un cane durante una sessione, non può avere dubbi su quanto l’apprendimento possa essere positivo per un cane.
- durante la sessione di apprendimento, la persona non può delegare il risultato al clicker o al cibo. L’intero processo deve comprendere la comunicazione sociale e emotiva dall’insegnante al cane, e viceversa. E’ importante parlare con il cane, esprimendo comprensione, incoraggiamento, stima, entusiasmo per i risultati raggiunti. Se il cane passa a un piano sociale, è necessario mettere da parte l’apprendimento e relazionarsi con il cane.
- l’insegnante umano deve imparare a sincronizzarsi e sintonizzarsi sul cane.
- insegnare non è come giocare alla play station. Non si insegna al cane un comportamento per proprio divertimento. Il rispetto per il cane, per i suoi bisogni e il suo benessere deve sempre essere al primo posto.
- l’apprendimento deve produrre benessere nel cane. A fine sessione deve stare bene o meglio di quando ha iniziato.
- l’apprendimento deve essere un mix di impegno e di divertimento. Troppo facile rischia di diventare meccanico e a “encefalogramma piatto”, troppo difficile di causare stress fisico, mentale e emotivo. Il giusto mix rende l’apprendimento un gioco divertente, un gioco che vince sempre il cane.


Condizionamento non è una brutta parola.
Non significa lobotomizzare il cane, costringerlo a comportamenti che lo sviliscono, che lo costringono a fare qualcosa che piace a noi e basta. Condizionare significa unicamente introdurre una condizione: questo comportamento funziona a questa condizione. Tutto qui. Possiamo condizionare il comportamento a un contesto, a un target, a un segnale... Se abituate il cane a mangiare in un luogo preciso, a una certa ora, a quell’ora troverete il cane in quel luogo. Il contesto è luogo + orario = avere la pappa. Se insegnate al cane a toccare la zona di contatto della passerella, prima o poi entrerà in campo e di sua iniziativa andrà sulla passerella, per avere la pallina o iniziare un percorso. Se associate un suono, o un gesto, a un comportamento, quel comportamento funzionerà in presenza di quel suono o di quel gesto.
I segnali ci danno controllo sui comportamenti appresi, e insegnano al cane che quei comportamenti non funzionano sempre. Il condizionamento è la condizione a cui funziona un certo comportamento, ed è una forma di apprendimento naturale e piuttosto elementare. Serve per adattarsi al proprio ambiente, non sprecare energie inutilmente, per adattarsi e usare in modo efficace le informazioni. Serve per capire. A un livello più profondo, e avanzato, insegnare comportamenti e associarli a segnali è “una forma di comunicazione tra specie aliene” (Gregory Bateson, citato da Karen Pryor in “On behavior”, 1969).


La storia di Melissa
apprendimento del caneHo adottato Melissa nel Luglio del 2003 quando facevo volontariato al canile municipale di Torino. Aveva un anno e mezzo, dei quali 4 mesi passati in canile e il resto all’interno di un orto abusivo in Torino . Viveva in una stanza chiusa di circa 10 mq con altri 6 cani di taglia grande, tutti in uno stato, ovviamente, semi selvatico. In canile era un cane remissivo, spaventato . Con me invece aveva un buon rapporto e già all’interno del canile si era instaurato un rapporto di minima fiducia e così io la mia famiglia (all’epoca vivevo ancora con i miei) abbiamo deciso di portarla a casa. Non è stato facile e da subito ha dimostrato la sua grande difficoltà ad affrontare i cambiamenti: non voleva uscire da box – il suo posto sicuro- non voleva uscire dal canile, non voleva salire in auto, non voleva entrare in ascensore. All’inizio si è rifiutata di fare pipì per oltre 24 ore e alla sua prima cacca ho esultato come una bambina!

La sua cattura è stata complessa: gli operatori del canile l’hanno dovuta catturare con il cappio rigido perché purtroppo l’intero branco quando i ragazzi sono arrivati per sottrarli da quella situazione tremenda gli si avventava contro. Melissa ha quindi sviluppato una tremenda paura delle persone, degli uomini in particolare. All’inizio si rifiutava di uscire di casa: si buttava a terra a peso morto ed ero costretta a trascinarla per poi riuscire a portarla fuori. Nel bel mezzo della passeggiata si fermava e si ostinava a non volersi muovere. Avevo vent’anni , era il mio primo cane e non sapevo un tubo e Melissa era una maremmana profondamente traumatizzata. Nella mia ignoranza ho sempre sentito che la chiave del miglioramento era nel riuscire a far capire a Melly che in me poteva riporre la sua fiducia, che poteva lasciare a me la gestione delle situazioni e che io l’avrei protetta e tutelata. Certo il fatto che lei fosse bianca soffice e candida e con lo sguardo un po’ strabico non ha mai aiutato! Tutti volevano assolutamente avvicinarci e toccarla e questa era decisamente l’ultima cosa che lei volesse e quindi ero costantemente costretta ad intimare alla gente di non toccarla.
Con il tempo io ho iniziato a studiare e il nostro rapporto è sempre diventato più profondo: abbiamo sempre condiviso tantissime esperienze insieme e abbiamo sempre nutrito una profonda adorazione reciproca. Ho iniziato a frequentare dei campi cinofili e sono persino incappata nella cinofilia tradizionale: collare a strangolo e strattonate. “E se il cane quando entra in casa qualcuno abbaia ( è un maremmano ed è pure traumatizzato sigh …. ) allora strangola e strattona” ! Non mi sentirò mai abbastanza in colpa per quel periodo che però per fortuna è durato poco. Ho capito per non faceva per noi e che io la mia Melly non l’avrei mai più trattata così a costo di andare completamente contro corrente o di inventarmi qualcosa.

apprendimento del caneCosì sono finita in un altro campo dove i metodi erano decisamente migliori. Ci siamo approcciate all’educazione base ma eravamo sempre indietro. Come in molti posti regnava un po’ di razzismo canino : Melissa primo era di canile, secondo era un maremmano (Non un Border o un labrador! ) terzo era problematica e per lei tutto era mille volte più complicato. Ma per noi ogni richiamo, ogni piccolo passo in avanti era un traguardo e io ho capito che stava iniziando a cambiare qualcosa. Non mi interessava minimamente che facesse una rimessa al piede perfetta o un terra resta da statuina: io volevo che lei si iniziasse a divertire e che recuperasse un po’ di autostima . Un giorno ho quindi deciso che avrei voluto/dovuto imparare qualcosa, ma qualcosa sul serio.
Era il 2006 e mi sono imbattuta nel sito del Gentle Team e così abbiamo iniziato il nostro primo corso istruttori! Abbiamo trovato un luogo dove le persone non volevano a tutti costi accarezzarla, dove i cani legati al guinzaglio erano certi che non sarebbero stati costretti ad interagire con altri cani , dove le persone imparavano a leggere il proprio cane. E siamo cresciute tanto, singolarmente e come binomio. Lei ha capito sempre di più che io l’avrei tutelata e protetta e che poteva rilassarsi.
L’apprendimento l’ha sbloccata, le ha dato sicurezza. Ogni volta che imparava qualcosa di nuovo ( anche se con mille difficoltà perché per lei il mondo intero ha sempre rappresentato un problema )si sentiva meglio , più sicura, più padrona di se stessa. Abbiamo lavorato tantissimo in shaping e ogni volta che le si accendeva una lampadina era come se si ricongiungesse un pezzo del suo puzzle interiore che era andato perduto.
Io vedevo che non era solo HO CAPITO! Ma era un CE LA POSSO FARE! E così la sua autostima aumentava.

E siamo arrivate che era remissiva e impaurita e alla fine invece entrava nel capannone a coda alta e rotante e abbaiando a tutti! Era come se dicesse al mondo” Avete visto? Sono io! E ce la faccio! Eccomi qui che non sto cercando di non fami notare da nessuno! Sono qui e ce la faccio! “. L’apprendimento ci ha dato un canale di comunicazione in più e a lei è servito profondamente per riuscire a relazionarsi con il mondo, le ha dato quegli strumenti che la sua totale deprivazione sensoriale non aveva permesso che si sviluppassero. Oggi Melissa ha 12 anni ma è un cane totalmente diverso da quello che ho adottato nel 2003. Oggi è un cane tranquillo e sereno. Vive la sua vita con tranquillità e non cede al panico per ogni cosa.
Certamente io so che non devo sottoporla a grandi cambiamenti perché non è in grado di reggerli ma se ci sono io va tutto bene. Lei vede in me il suo totale sostegno perché sa che se ci sono io non le può capitare nulla e mai mi sognerei di tradire la sua totale fiducia. Oggi dopo tanti anni in cui ormai fa una vita da signora in pensione se tiro fuori un tappetino e le chiedo il target le si illuminano gli occhi e mi parte sul target ! L’apprendimento l’ha resa felice perché l’ha sbloccata e le ha dato una chiave per affrontare il mondo.
Sara Mozzato

 

19/12/2013 Testo e video Alexa Capra

 

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