pastore tedesco pista

Ricerca di superficie.

Un anno fa mi hanno chiesto di fare da interprete per un seminario sul lavoro olfattivo: ricerca di superficie e discriminazione olfattiva. Negli anni passati ho lavorato spesso per campi e associazioni che si occupano di ricerca di dispersi, su superficie, su macerie e persino in acqua, e mi ero anche impegnata diverse volte con i miei cani, ma senza mai dedicarmi realmente a questa attività. Dopo il seminario ho voluto sperimentare sui nostri cani l’efficacia della nostra filosofia di lavoro nella ricerca. Questo è un piccolo resoconto dell’esperienza.

border lancio eye

I cani.

I cani con cui abbiamo lavorato sono: una cattledog di due anni, tre border collie maschi, un golden retriever, una malamute, una staffie, un incrocio dobermann, un incrocio husky, una cagna fantasia, un cucciolo di pastore tedesco. A parte la cagna fantasia, nessuno dei cani aveva esperienze precedenti di ricerca.

Pista o invio?

Benché la ricerca avvenga praticamente sempre in invio (il cane viene mandato a cercare in una direzione, e trova il figurante nascosto per cono d’odore), io ho scelto di iniziare tutti i cani su pista. Ho preparato un cane per le piste di IPO3, e una cagna per la ricerca del figurante in Mondioring, e la lezione che ho imparato è riuscire a “leggere” e essere in contatto con un cane che sta seguendo una traccia.
Seguire la traccia richiede concentrazione, motivazione, persistenza, e in un cane da ricerca queste sono tutte doti da coltivare e migliorare. Il mio obiettivo era avere cani capaci di seguire una traccia con sicurezza e intensità.
La ricerca su pista ha dato ottimi risultati con tutti i cani, eccetto un border. Sid si è rivelato insofferente al guinzaglione, e fatica a concentrarsi e motivarsi sulla traccia.

L’impostazione sulla traccia.

Anni fa ho provato a lavorare i miei cani in ricerca. Mi è stato chiesto di nascondermi, mentre una persona teneva il cane, il mio cane doveva quindi cercare me. La separazione aumenta molto la spinta del cane di cercare, ma aumenta anche la sua frustrazione, e lo stress. Per me la ricerca non deve essere associata a eccitazione o a stress, inoltre è un lavoro di squadra.
Per questo motivo, dalla prima volta, abbiamo sempre fatto nascondere un estraneo. Non è sempre una persona sconosciuta, ma non è MAI il proprietario. Il cane vede allontanarsi il figurante solo nelle prime 3/4 piste, e il figurante scompare dalla vista dopo una decina di metri.

La sequenza di impostazione è:
- figurante a vista che si allontana trascinando un’aletta di pollo. Dopo circa 10 metri l’aletta viene sollevata, e il figurante cammina per circa altri 30 metri fuori vista. Il cane indossa una pettorina ed è tenuto con un guinzaglione di tre metri.
- figurante fuori vista, traccia una piazzola e trascina l’aletta per circa 6 metri. Il figurante cammina per circa altri 50 metri (la distanza dipende dal livello del cane). Il cane è libero (con alcuni cani abbiamo scelto di usare ancora il guinzaglione).
- figurante fuori vista, piazzola con oggetto personale. Cane libero.
Siamo passati rapidamente dalla prima fase (figurante a vista) alla seconda per due motivi: vedere il figurante che si allontanava causava frustrazione nei cani, e i cani si sono rivelati perfettamente in grado di seguire un pista senza aver visto allontanarsi la persona dopo pochissime esperienze.

alaskan malamute fiuto punta

Dov’è il disperso?

Da quando ho impostato il lavoro su pista, ho seguito due regole fondamentali:
- il conduttore non sa MAI dov’è nascosto il figurante
- il conduttore deve SEMPRE seguire il cane
Nella ricerca di una persona nascosta (per non parlare di un disperso!) il conduttore deve imparare a fidarsi e affidarsi al cane. La prima difficoltà è riuscire a “leggere” il proprio cane durante la ricerca. Sta seguendo la traccia? Sta seguendo una traccia diversa? E’ fuori traccia? Ha dimenticato cosa stava facendo? E’ sotto stress?
I conduttori hanno due indicazioni di massima: seguire il cane che sta cercando, restare fermi se il cane si ferma e li guarda o se torna da loro. Non sapere dov’è nascosto il figurante è di fondamentale importanza per evitare di guidare più o meno consciamente il cane. Ogni indicazione di direzione è una mancanza di fiducia verso il cane. Non siamo noi a guidarlo verso la meta, è lui che guida noi. I cani lo sentono, sentono se ci fidiamo e siamo pronti a seguirli, o se invece assumiamo un atteggiamento negativo quando “sbagliano”. I cani, in ricerca, non sbagliano mai. Che ci crediate o no.

Il ritrovamento.

Nessuno dei nostri cani segnala. Nel tempo questo si è rivelato un problema per il conduttore, perché è piuttosto inquietante veder sparire il proprio cane nel bosco, e stare con le orecchie puntate verso l’orizzonte sperando di sentire il rumore delle foglie calpestate, o il “bravooooo” del figurante... La segnalazione però non è una nostra ossessione. Quando i cani avranno una buona qualità di ricerca, introdurremo il lavoro di segnalazione fuori ricerca, e quindi in ricerca. Al momento, il figurante deve parlare con il cane quando questi entra in contatto visivo, e dargli l’aletta di pollo. Niente coccole, a meno che non siano veramente gradite.

border conduzione ricerca annusare

La motivazione.

Di recente ho avuto una sgradevole discussione sull’uso del clicker in ricerca. Io NON lo uso. Mi è stato suggerito che forse non ne sono in grado, ma di fatto non ne sento il bisogno. Il clicker è uno strumento di precisione, che insegna a un cane un comportamento, in genere un’azione. A cosa serve un clicker in ricerca? Credo che lo useremo quando introdurremo la segnalazione, per aiutare il cane a capire qual è il comportamento che funziona in quella situazione e ridurre la frustrazione (aver trovato e non ottenere qualcosa in cambio).
Ma nella fase di ricerca la mia opinione è che non serve a niente. I cani adorano cercare, e di certo sanno cercare meglio di noi. Ogni volta che ho visto dare informazioni e indicazioni a un cane in ricerca, ho visto un conduttore che non si fida del proprio cane.
In genere si tratta di conduttori che sanno dov’è nascosto il figurante. Ma questo è barare! Il mio compito è dire al cane “cerca una persona nel bosco” o “cerca questa persona” o ancora “cerca una persona sdraiata o seduta”, e sviluppare la capacità del cane di cercare, non insegnargli a farlo.

Il cane in ricerca.

Un aspetto positivo è stato lavorare con persone che non hanno esperienza di ricerca. I nostri figuranti non guardano cosa hanno sotto i piedi, non misurano il vento, non “aiutano” il cane. Camminano, e si nascondono. I nostri conduttori si fidano dei loro cani, li seguono senza dubbi. E’ incredibile vedere i cani lanciarsi a capofitto nella ricerca, vedere con quanto piacere e con quanta intensità seguono la traccia. Mi lascia sempre a bocca aperta vederli correre e rimanere comunque sulla traccia. Quale straordinaria capacità hanno di seguire un odore, seguire una traccia su un terreno coperto da foglie secche, rami, rovi, pestate di cinghiali, DI CORSA??? Due, tre ricerche di media lunghezza (100/150 metri) sono una attività così intensa che tutti i cani tornano a casa stanchi e felici.

staffordshire bull terrier lavoro

Brick.

Non so perché ancora mi succede, ma tendo a sottovalutare gli staffie. Davo quasi per scontato che il mio border avrebbe dimostrato attitudini per la ricerca, ma una staffie? Sì, adora scalare le scarpate, saltare rami e fossi, fiutare le tane dei topolini, ma Brick è anche una cagna molto dipendente, molto sensibile nel rapporto con le persone, e di tutti i miei cani quella che non si allontana mai per più di 15/20 metri da me nelle passeggiate nel bosco. Così, la prima volta che l’ho portata con noi tutto mi aspettavo meno che partisse a razzo per cercare il figurante nascosto a una trentina di metri. Anche oggi Brick è venuta con noi per la ricerca, e ci ha dato ottimi spunti di riflessione. Alla prima ricerca, Barbara ha tracciato la piazzola in un pioppeto, e si è allontanata di circa 60 metri. Ho lasciato Brick libera sulla piazzola, lei è partita decisa... sulla traccia di una pista precedente (colpa nostra, le tracce erano a distanza di pochi metri, se non intersecanti). Ha seguito tutta la traccia, fino al nascondiglio in cui mi ero nascosta io, e ha continuato a cercare con tenacia. Dopo alcuni minuti, l’ho richiamata, le ho rifatto vedere la piazzola. Brick è ripartita con lo stesso entusiasmo e ha trovato Barbara in pochi secondi. Effetto della ricerca a vuoto sul lavoro? Nessuno...

 

Testo Alexa Capra

Fotografie Daniele Robotti

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