cani città

Da alcuni anni diverse associazioni cinofile propongono un patentino di bravo cane di città. C’è persino chi ha registrato il marchio... Al di là dell’aspetto commerciale, queste iniziative si rifanno a programmi come il Canine Good Citizen americano, o lo C.S.A.U. francese.
In questi programmi si valuta la gestione che il proprietario ha del proprio cane, attraverso esercizi di obbedienza tradizionale (condotta al piede, seduto, terra - resta, richiamo) o simulazioni di vita reale (incontro con persone, cani, passeggiata al guinzaglio).
L’obiettivo è garantire una migliore integrazione dei cani in ambiente urbano, ridurre i rischi di una stretta convivenza attraverso una corretta gestione.

 

aggressione cani guinzaglio

I Pro

Chi adotta un cane raramente ha la possibilità di avere informazioni complete sull’impegno e la responsabilità che questa scelta comporta. Dover superare un esame costringe i proprietari a programmare l’educazione del proprio cane, finalizzarla a un minimo risultato. Dover costruire un risultato insieme al proprio cane ci costringe a modificare le nostre aspettative, non basta che sia “bravo” o gestibile, deve rientrare entro criteri oggettivi di valutazione.
Proporre (o richiedere) il superamento di un esame è un modo per invogliare i proprietari a approfondire il rapporto con il proprio cane, per frequentare corsi che insegnino loro a capire e gestire il proprio cane.

condotta guinzaglio controllo cane

I Contro

Il primo, onestamente, è che il tutto non si trasformi in una operazione commerciale. Chi valuta non dovrebbe avere nessun interesse economico nell’operazione. Altrimenti torniamo al giochino “io ti insegno, io ti esamino, io ti faccio superare l’esame”.
Sempre dal punto di vista economico, l’accesso ai corsi di preparazione dovrebbe essere alla portata di tutti, e avere quindi un costo simbolico. Per essere realmente significativi, e incisivi, tali corsi dovrebbero però essere seguiti da persone competenti, non da volontari o da appassionati alle prime armi. Non so voi, ma io la vedo grigia...

Un secondo aspetto da valutare, secondo me, è che un esame focalizza l’attenzione sul risultato e sulla gestione, ignorando del tutto i procedimenti. Il cane deve rimanere a terra, a chi interessa come gli è stato insegnato? Se l’obiettivo è insegnare a qualunque cane ciò che serve per l’esame nel minor tempo possibile, quali saranno i compromessi nei metodi seguiti? E, ancora: un cane che rimane a terra durante la prova mi dice che il proprietario ha raggiunto quel risultato, ma cosa mi dice del cane?

La maggior parte delle aggressioni avviene in ambiente domestico, e una reale prevenzione non può prescindere dalla capacità del proprietario di capire il proprio compagno. E questo è ben diverso dal convincere o costringere un cane a rimanere a terra per un minuto... Infine, che valore può avere un patentino rilasciato al proprietario se nella realtà il cane viene gestito dai genitori o dalla fidanzata del legittimo proprietario?

aggressività mordere

Bravi cani - bravi proprietari: una proposta

Ragionando sulla questione “patentino”, la mia proposta è la seguente:
- il primo obiettivo di un “esame” è valutare le caratteristiche del cane. I cani dovrebbero essere soggetti a una serie di semplici valutazioni, che simulano situazioni reali e nelle quali il comportamento viene analizzato in modo oggettivo.

Tale valutazione potrebbe portare a una divisione dei cani in tre categorie:
1. cani socievoli, confidenti, non aggressivi.
2. cani poco o non socievoli, timidi, non aggressivi.
3. cani poco o non socievoli, paurosi, eccitabili, aggressivi.

Cani della stessa razza potrebbero quindi essere inclusi in categorie differenti, a seconda delle caratteristiche individuali.
- cani con caratteristiche differenti richiedono responsabilità e una gestione diversa. Ai proprietari di cani che rientrano nella prima categoria potrebbero essere richiesti minimi criteri di gestione e di controllo. Ai proprietari di cani che rientrano nella seconda e nella terza categoria potrebbe essere richiesta una gestione a maggior tutela sociale (es. uso del guinzaglio e/o museruola in luogo pubblico), e un riesame annuale, per monitorare eventuali cambiamenti.
L’esame prevederebbe quindi una valutazione del cane, seguita da una valutazione della gestione da parte del proprietario, e la sua comprensione delle responsabilità dettate dalla convivenza con quel singolo cane.

Gestione vs. Cultura

Questa sera al campo è venuta una signora per una valutazione. Ha avuto il nostro nome dall’allevatore, che ha insistito perché si presentasse al centro. La signora è proprietaria di un maschio di pastore tedesco, che pochi giorni fa ha cercato di azzannare al viso un bambino. Il cane ha otto mesi. Il cane è stato valutato poco socievole e aggressivo, e la reazione della donna è stata cercare di giustificare il cane (”non è vero che è aggressivo!”).

Per spiegarle la valutazione, le ho raccontato dei miei cani. Vivo da 12 anni con una cagna non socievole e con una base di aggressività, che non ha MAI causato danni a cani o persone. Le ho spiegato che quando sono fuori casa con quella cagna, faccio attenzione a cosa mi succede intorno. Chi c’è, chi si avvicina, se ci sono cani liberi... Quando sono fuori casa con un altro dei miei cani, non penso a cosa mi succede intorno. Non ne ho bisogno. Le ho chiesto se fa attenzione a cosa le succede intorno, e ha risposto sì. La proprietaria sa di avere un problema, ma non era pronta ad ammetterlo, neppure dopo il grave episodio.

Quel cane può imparare in poche lezioni gli esercizi di obbedienza, nelle mani sbagliate può essere inibito al punto di non osare manifestare alcun comportamento aggressivo. Ma l’aspetto importante non è il controllo, è la comprensione. E’ far capire ai proprietari quali sono la personalità, le caratteristiche, le necessità, i limiti del loro cane. Dare loro gli strumenti per capire, non solo per controllare. Il 90% di una gestione sicura è riuscire a vedere e a capire i segnali del cane.
Non basta ordinare al cane di andare a terra, si deve anche riconoscere quando è il momento di farlo (ammesso che sia ciò che serve per controllare un cane...). E, tristemente, per insegnare a un cane a andare a terra, non è necessario capirlo.